Il racconto…

Ave! Io sono Giulio Polibio e lavoravo come fornaio; avevo un bellissimo panificio sulla Via dell’Abbondanza, la strada principale della città, che ora ho venduto.

Vivo in una splendida domus.

Trascorro buona parte della giornata nel peristilio, la parte più intima e privata della casa.

Dal 73 d.C sono un magistrato; non è stato facile conquistare questa carica, mi hanno appoggiato i miei amici e anche gli schiavi che si sono occupati di scrivere i manifesti elettorali sulle mura esterne di casa mia, così da diffondere bene la notizia.

Sono le 7.15 e sto per fare la jentaculum, con le focacce comprate da una mia schiava, che è appena uscita per recarsi al mercato dove poter comprare il latte, i datteri, il miele, uova e formaggio.

Appena terminata la jentaculum, mi inginocchio al larario per la mia preghiera mattutina.

Esco di casa per raggiungere il Foro, la piazza pubblica della città, dove ho un appuntamento con alcune persone per discutere d’affari

Nel frattempo uno dei miei schiavi accompagna mio figlio di sei anni a scuola.

Mia figlia insieme alla madre rimane in casa per svolgere i lavori domestici e cucire le vesti con la lana comprata nella Fullonica.

Arrivo alla piazza per le 8.00 e già c’è tanta confusione, ci sono gli oratores i mercanti e intravedo tra la folla alcuni miei amici, si trovano fuori l’ingresso della basilica e penso di andarli a salutare.

Aspetto qualche ora ma le persone con le quali avevo l’appuntamento non arrivano; penso a questo punto di recarmi alle terme perché ho un forte raffreddore per il quale non riesco a respirare bene.

Tra i diversi impianti termali presenti in città, io preferisco le Terme poste sulla strada principale, che porta anche verso casa mia.

Lungo la strada incontro un amico di vecchia data, che da anni non vive più a Pompei, mi racconta di essere ritornato in città per organizzare un grande spettacolo nell’anfiteatro.

Il mio amico mi confida anche di aver trascorso la notte con una prostituta in un vero e proprio bordello e di essere rimasto stupito per gli affreschi erotici dipinti sulle mura interne.

Quando esco dalle terme sono le ore 14.00, decido di consumare il prandium in una delle tante botteghe poste lungo la strada.

Nella bottega incontro anche alcuni atleti che si sono allenati nella palestra.

Dopo qualche ora arriva uno dei miei schiavi che ha appena accompagnato mia moglie al tempo di Iside.

Salgo sul carro e ci dirigiamo verso la villa fuori le mura della città.Il percorso è lungo, ci impieghiamo quasi un’ora anche perché, appena usciti dalla città, nella necropoli si sta svolgendo un funerale e c’è molta gente.

Finalmente arrivo alla villa, e appena entro mi reco subito sulla stanza dove c’è l’affresco che da il nome alla casa.

La villa è decorata con affreschi belli e colorati e predomina il rosso, tipico colore pompeiano.

Trascorro un paio d’ore nella villa, anche perché il proprietario è un uomo ospitale e gentile; riprendo, insieme al mio schiavo il carro per ritornare nella mia dimora, lungo la strada mi fermo alla fontana per sciacquarmi e rinfrescarmi.

Finalmente arrivo nella mia domus, ci sono già alcuni amici che mi aspettano nel triclinio, una delle stanze poste ai lati del mio bel e luminoso giardino.

Durante il banchetto, con alcuni amici decidiamo di organizzare una commedia nel teatro. Un’amica racconta di aver assistito ad una splendida gara canora nel teatro coperto e una gara canora nel teatro coperto.

Calata la notte, i commensali ritornano nelle loro dimore mentre gli schiavi sistemano la casa e chiedono le parte.

Io mi ritiro in un cubicolo per riposare così da iniziare una nuova giornata.